| 15 ottobre 2008 Capita spesso oramai che, quando si fa qualcosa di buono per questa terra, escano fuori i coltelli fuxia, che da Warhol sono passati ad essere i coltelli di Saviano, che con Gomorra è riuscito a vivisezionare la realtà, squarciare l’indifferenza e anche dare una speranza a chi in questa terra ci crede ancora. Gomorra, insieme col lavoro silenzioso ma preziosissimo di tanti senza volto e senza nome che lottano in prima linea, ha ricominciato a costruire un tessuto sociale che è la mancanza prima di questa terra. Il re è moro: viva il re! Questo era il grido con cui in Francia si salutava la morte di un re e l’avvento di un nuovo sovrano, a sottolineare che la monarchia francese era prima di tutto un’idea un simbolo un’istituzione che andava al di là della persona che la incarnava. Gomorra, l’esperienza di vita e il talento di Saviano, si è trasformato ben presto in un simbolo, in un’idea, attorno alla quale sono sbocciate o maturate altre vite, fatte di consapevolezza e volontà di cambiare le cose. Noi possiamo solo augurarci che il simbolo possa tornare di nuovo ad essere uomo. Ma intanto la consapevolezza che ci consola è che GOMORRA NON LA POTETE UCCIDERE DA GOMORRA NON SI PUO’ TORNARE INDIETRO. oggi che il pulman è partito dopo 40 minuti e pare sia normale, oggi che passando davanti alle case di chi non vive più qui mi accorgo che presto o tardi ci si abitua all'assenza, oggi che ho mangiato pizza di scarole e riso al forno e due merendine ma sto bene, oggi che probabilmente non andrò dal parrucchiere, oggi che devo mettermi a scrivere voglio ricordare quella sensazione di libertà di qunado andavo in motorino nei pomeriggi in cui stava per arrivare l'estate |